Brescia, manifattura in crescita del 2,1% nel secondo trimestre
03/08/2026
La produzione manifatturiera bresciana è aumentata del 2,1% tra aprile e giugno 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel confronto con il primo trimestre, l’incremento è stato dell’1,4%, mentre il tasso di crescita già acquisito per l’intero anno si attesta al 3,4%. I dati emergono dall’indagine congiunturale elaborata dal Centro Studi di Confindustria Brescia, che fotografa un’industria ancora capace di espandersi malgrado le tensioni geopolitiche, il rialzo delle materie prime e una domanda internazionale caratterizzata da forti differenze tra mercati e comparti.
Produzione in aumento per il 42% delle aziende
Nel secondo trimestre il 42% degli operatori intervistati ha dichiarato una crescita dell’attività produttiva rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Il 34% ha mantenuto volumi sostanzialmente invariati, mentre il restante 24% ha registrato una flessione.
L’andamento cambia in base alla dimensione aziendale. Le imprese più grandi hanno segnato l’incremento congiunturale più consistente, pari al 3,6%. Le microimprese sono cresciute dell’1,8%, le piccole dell’1% e le medie dello 0,8%.
Secondo il presidente di Confindustria Brescia, Paolo Streparava, i numeri confermano la capacità di tenuta del sistema produttivo locale, pur mostrando un rallentamento rispetto alle precedenti rilevazioni. La fase attuale viene interpretata anche come un graduale ritorno a ritmi ordinari, dopo che l’incertezza aveva spinto diverse aziende ad anticipare produzione e approvvigionamenti.
Legno, metallurgia e moda guidano la crescita
La dinamica settoriale presenta risultati molto differenziati. Il comparto del legno e dei minerali non metalliferi ha registrato una crescita del 5,8%, seguito dalla metallurgia con il 3,5% e dal sistema moda con il 2,4%.
Il settore chimico, gomma e plastica è avanzato dell’1,9%, mentre la meccanica ha segnato un incremento più contenuto, pari allo 0,8%. L’alimentare è l’unico comparto ad aver chiuso il trimestre con una variazione negativa, seppure limitata allo 0,6%.
Il quadro bresciano si inserisce in una fase ancora espansiva per l’industria mondiale. Durante tutto il trimestre, l’indice Pmi manifatturiero globale elaborato da Markit è rimasto sopra la soglia che separa crescita e contrazione, raggiungendo a maggio il livello più alto degli ultimi cinque anni.
Vendite stabili, più incertezza sui mercati extra Ue
Il fatturato sul mercato italiano è aumentato per il 30% delle imprese intervistate, è rimasto invariato per il 58% ed è diminuito per il 12%. La stessa quota del 30% ha segnalato maggiori vendite nei Paesi dell’Unione europea, mentre il 61% non ha rilevato variazioni e il 9% ha subito una contrazione.
Più frammentato l’andamento nei mercati extra Ue: il 26% delle aziende ha registrato una crescita, un altro 26% una diminuzione e il 48% una sostanziale stabilità.
Le indicazioni provenienti dagli ordini confermano un orientamento moderatamente positivo. Sul mercato domestico le commesse sono aumentate per il 32% delle imprese e rimaste stabili per il 56%. Gli ordini comunitari sono cresciuti per il 30% del campione, mentre quelli extraeuropei risultano in aumento per il 26% e in contrazione per il 17%.
Materie prime più care per il 62% delle imprese
Il principale elemento di pressione riguarda i costi di acquisto. Il 62% delle aziende ha segnalato rincari delle materie prime e dei semilavorati, con un aumento medio del 5,1% rispetto al trimestre precedente. La variazione è quasi identica a quella registrata tra gennaio e marzo, quando l’incremento era stato del 5%.
Il rialzo riporta i costi su dinamiche simili a quelle osservate nel secondo semestre del 2022 e incide direttamente sui margini aziendali. Per compensare almeno in parte gli aumenti, il 32% degli operatori ha ritoccato i prezzi dei prodotti finiti, con una crescita media del 2%.
La debolezza della domanda resta il principale ostacolo alla produzione, indicato dal 33% delle imprese. La quota è però diminuita rispetto al 43% del primo trimestre 2026 e al 50% rilevato nel 2025. Il secondo problema più segnalato è la difficoltà nel reperire personale, indicata dal 15% degli intervistati.
Cassa integrazione limitata e aspettative positive
Nel trimestre il ricorso alla Cassa integrazione ordinaria e straordinaria ha interessato l’11% delle imprese industriali del territorio. Le ore autorizzate hanno rappresentato l’1,6% del monte ore complessivamente lavorabile, un livello che non segnala al momento particolari tensioni sul fronte degli ammortizzatori sociali.
Le aziende dispongono mediamente di 74 giorni di produzione assicurata, con differenze rilevanti tra settori e classi dimensionali ma senza un deterioramento rispetto alle precedenti rilevazioni.
Per i prossimi mesi, il saldo tra operatori ottimisti e pessimisti è positivo per 23 punti percentuali. Il 56% del campione prevede tuttavia volumi produttivi stabili. Le aspettative di crescita più favorevoli riguardano il sistema moda e, in misura più contenuta, la meccanica.
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Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.