Calzatura, Veneto primo in Italia: 5 province nella top ten export
21/04/2026
Il Veneto resta il principale motore italiano della calzatura sui mercati esteri, con un export che supera i 2,5 miliardi di euro e cinque province inserite tra le prime dieci in Italia per valore delle vendite oltreconfine. A sottolinearlo è l’assessore regionale allo Sviluppo economico Massimo Bitonci, che commenta i dati diffusi da Confartigianato e richiama il peso industriale e occupazionale di una filiera che continua a rappresentare uno degli assi portanti del manifatturiero veneto, pur dentro una fase segnata da rallentamenti nella domanda internazionale e da una flessione della produzione.
Treviso guida il Veneto, poi Venezia, Verona, Vicenza e Padova
Nel quadro regionale spicca soprattutto Treviso, terza provincia italiana per export calzaturiero con 988 milioni di euro. Alle sue spalle, ma sempre nella top ten nazionale, si collocano Venezia con 660 milioni, Verona con 310, Vicenza con 290 e Padova con 260 milioni di euro. Una distribuzione che fotografa non un successo concentrato in un solo distretto, ma una forza produttiva diffusa, capace di esprimere specializzazione, filiere integrate e una presenza consolidata nei mercati internazionali.
Le destinazioni principali del comparto veneto confermano il radicamento della calzatura regionale in Europa e fuori dai confini comunitari. Francia, Germania, Spagna, Stati Uniti e Polonia restano tra i mercati di riferimento, a dimostrazione di una capacità competitiva costruita su qualità del prodotto, lavorazioni specialistiche e riconoscibilità del marchio territoriale. È su questo equilibrio tra manifattura, design e vocazione all’export che il Veneto continua a difendere la propria leadership nazionale.
Bitonci ha letto questi dati come la prova di un sistema produttivo ancora solido, capace di mantenere una posizione di vertice anche in una fase meno favorevole per il commercio internazionale. Il riferimento non è soltanto al valore economico generato, ma anche al ruolo di una filiera che contribuisce in modo diretto all’identità del made in Italy e alla tenuta di un patrimonio di competenze che nel Veneto conserva una densità superiore alla media nazionale.
Il peso del settore sull’occupazione e la frenata del 2025
Accanto alla dimensione produttiva, l’assessore richiama quella occupazionale. La specializzazione del Veneto nella calzatura, osserva, è quasi doppia rispetto alla media italiana, un dato che aiuta a comprendere quanto il comparto incida sul lavoro, sulla continuità delle imprese artigiane e sulla tenuta di interi territori. La Giornata nazionale del made in Italy del 15 aprile, ricordata dallo stesso Bitonci, è diventata anche l’occasione per ribadire il valore di queste imprese nella competitività complessiva del Paese.
Il quadro, però, non è privo di ombre. Nel 2025 l’export calzaturiero veneto registra un calo del 7,4%, andamento che si inserisce in una tendenza più ampia e che riguarda sia i mercati europei sia quelli extraeuropei. A questo si aggiunge la contrazione della produzione nazionale rispetto agli anni precedenti, segnale di una filiera che deve fare i conti con il raffreddamento dei consumi, con i cambiamenti nelle abitudini di acquisto e con un contesto internazionale più instabile.
I sostegni regionali tra filiere, innovazione e accesso al credito
Per fronteggiare questa fase, la Regione Veneto rivendica il rafforzamento delle misure a supporto della filiera moda. Bitonci cita bandi dedicati alle filiere strategiche, strumenti per sostenere ricerca e sviluppo, interventi per favorire l’aggregazione tra imprese e azioni mirate ad accompagnare i percorsi di internazionalizzazione, con attenzione specifica alle piccole e medie imprese artigiane. L’idea di fondo è spostare la competitività su contenuti più alti: innovazione, capacità di presidiare mercati nuovi, investimenti in processo e prodotto.
In questo disegno un ruolo rilevante viene attribuito anche alle Reti Innovative Regionali. Tra queste, Bitonci indica RIR Face Design come esempio di collaborazione tra imprese, università e centri di ricerca, in grado di sviluppare progettualità comuni e trasferimento tecnologico. Per la Regione, queste reti sono uno strumento utile a rafforzare la connessione tra il sapere manifatturiero tradizionale e le nuove esigenze del mercato, comprese sostenibilità, sperimentazione di materiali e ripensamento dei modelli di prodotto.
La sfida dei nuovi mercati per il made in Veneto
Il ragionamento dell’assessore si chiude su una prospettiva che guarda oltre il dato contingente. I mutamenti nei consumi e la pressione del contesto internazionale impongono al comparto una ridefinizione delle proprie strategie, senza perdere il radicamento territoriale che ne ha fatto la forza. Per il Veneto la partita si gioca sulla capacità di mantenere alto il valore aggiunto della produzione, tenere insieme artigianalità e innovazione e interpretare la domanda con maggiore rapidità.
La filiera calzaturiera veneta, forte di numeri che la pongono ancora in cima alla graduatoria nazionale, entra così in una fase in cui la leadership non potrà essere difesa soltanto con i risultati del passato. Serviranno investimenti, reti, credito, ricerca e una presenza più consapevole nei mercati internazionali. È su questo terreno che il made in Veneto dovrà misurare la propria tenuta nei prossimi anni.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to