Brescia, imprese e demografia: under 30 al 17,9%
16/06/2026
Gli under 30 rappresentano il 17,9% dei dipendenti nelle imprese bresciane, mentre gli over 60 arrivano al 9%. Quasi un lavoratore su quattro, il 26,9% del totale, si colloca dunque nelle fasce anagrafiche di ingresso o di uscita dalla carriera. È il dato centrale dell’edizione 2026 dell’HR Dashboard, il rapporto curato dal Centro Studi di Confindustria Brescia sulla gestione delle risorse umane nelle aziende del territorio.
Il rapporto su 164 imprese e 21mila addetti
L’indagine ha coinvolto 164 imprese bresciane, per un totale di 21mila addetti, e rientra nel monitoraggio annuale sul lavoro realizzato dal sistema Confindustria. Il documento raccoglie informazioni utili per le aziende impegnate nella gestione del personale, con particolare attenzione a politiche di inserimento, welfare, formazione, organizzazione del lavoro e permanenza in azienda.
Il quadro bresciano è inserito in un’analisi più ampia, costruita anche attraverso il contributo di 28 associazioni territoriali del sistema Confindustria, in larga parte del Nord Italia. L’HR Dashboard utilizza inoltre i dati delle aziende lombarde contenuti nel report “I numeri per le risorse umane”, coordinato da Confindustria Lombardia e diffuso il 3 giugno: 763 imprese, 155mila dipendenti e un focus specifico sulle pratiche di gestione del capitale umano.
Giovani in azienda: mentoring, onboarding e crescita
Per le nuove generazioni, le misure più adottate dalle imprese bresciane riguardano il mentoring e l’affiancamento intergenerazionale, attivati o programmati dal 63% delle realtà con dipendenti under 30. Seguono la formazione iniziale e l’onboarding dedicato, al 61%, e i percorsi di crescita e carriera, indicati dal 59% delle aziende.
Il dato segnala una scelta precisa: le imprese puntano soprattutto a trattenere i giovani già entrati in organico. Le iniziative di retention raggiungono infatti il 18%, una quota molto più alta rispetto alle azioni rivolte all’attrazione di profili dal mercato nazionale, ferme al 6%, e dall’estero, pari al 5%.
Over 60, più flessibilità e attenzione all’organizzazione
Sul fronte dei lavoratori con più di 60 anni, la misura più diffusa è la flessibilizzazione dell’orario di lavoro, adottata dal 63% delle aziende che hanno personale in questa fascia di età. Il 45% interviene invece con la sostituzione dopo il pensionamento, mentre il 27% introduce adattamenti ergonomici o organizzativi del posto di lavoro.
Meno frequenti, ma presenti, i percorsi di riqualificazione professionale: upskilling e reskilling coinvolgono il 16% delle imprese. Il 10% delle realtà bresciane utilizza inoltre i lavoratori più esperti in programmi di mentoring o affiancamento a favore delle risorse più giovani, confermando il peso del passaggio di competenze tra generazioni.
Welfare aziendale e buoni pasto: i valori medi
Il rapporto dedica spazio anche alla quantificazione del cosiddetto welfare on-top, cioè il credito welfare erogato unilateralmente dalle aziende. Nel 2025 il valore medio nelle imprese bresciane si è attestato a 645 euro per dipendente: 506 euro per gli operai, 823 per gli impiegati e 1.088 per i quadri.
Per la prima volta l’indagine misura anche il valore economico del buono pasto. In provincia di Brescia l’importo medio risulta pari a 7,3 euro. Proiettato su base annua, prendendo come riferimento convenzionale 220 giorni lavorativi previsti dai principali contratti, il beneficio supera i 1.500 euro.
Secondo Fabrizio Vicari, vicepresidente di Confindustria Brescia con delega a Relazioni industriali e Organizzazione, i risultati confermano la capacità delle aziende del territorio di affrontare le trasformazioni del mercato del lavoro investendo sulle persone, sulla formazione, sulla flessibilità organizzativa e sul welfare. Un impegno che, nelle parole di Vicari, contribuisce a rafforzare competitività, coesione sociale e attrattività del sistema produttivo bresciano.
Turnover volontario al 6,5%, assenze al 7,5%
Nel 2025 il tasso di turnover volontario, cioè la quota di dipendenti che lascia spontaneamente il posto di lavoro, si è attestato al 6,5%, in lieve aumento rispetto al 6,2% del 2024. Il dato resta inferiore al picco del biennio 2022-2023, quando, durante la fase delle “Grandi dimissioni”, l’indicatore aveva raggiunto il 6,8%, ma rimane più elevato rispetto al periodo pre-Covid, quando nel 2019 era al 4%.
Il tasso di assenza dell’addetto medio, calcolato come rapporto tra ore perdute e ore lavorabili, è stato pari al 7,5%. La differenza tra inquadramenti resta marcata: 2,7% per i quadri, 4,4% per gli impiegati e 9,6% per gli operai. Per genere, il dato è del 7,1% tra gli uomini e del 9% tra le donne.
In media, ogni dipendente ha registrato 125 ore perdute nel 2025. La causa principale è la malattia non professionale, con 71 ore, seguita dai congedi retribuiti, con 19 ore, e dai permessi previsti dalla Legge 104, pari a 10 ore. Tra le lavoratrici, i congedi retribuiti, che comprendono anche quelli parentali, raggiungono in media 44 ore, pari al 2,6% delle ore lavorabili.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to