Brescia, salute mentale: il 69% dei caregiver segnala bisogni scoperti
11/09/2026
Il 69% dei caregiver coinvolti nell’indagine promossa a Brescia dichiara di avere bisogni non coperti dai servizi oppure necessità che potrebbero emergere nel breve periodo. È uno dei dati principali raccolti attraverso 165 questionari nell’ambito del lavoro avviato dal Comune di Brescia insieme ad Asst Spedali Civili, associazioni di familiari e pazienti ed Enti del Terzo Settore per comprendere meglio le difficoltà affrontate dalle famiglie che assistono persone con fragilità psichica.
Genitori e familiari sostengono gran parte del carico di cura
Il percorso è iniziato nel 2025 con incontri periodici tra istituzioni, servizi sanitari, associazioni e realtà sociali. Il questionario, costruito congiuntamente dai soggetti coinvolti e tradotto anche in inglese, francese, arabo, urdu e punjabi, è stato distribuito in forma anonima presso associazioni, Enti del Terzo Settore e servizi territoriali della salute mentale.
Dalle risposte emerge che il 57,6% dei caregiver è composto da genitori, seguito da fratelli e sorelle con il 21,2% e da figli con il 12,1%. Il 66% vive insieme alla persona assistita, condizione che rende il ruolo di cura quotidiano e continuativo.
L’età media dei caregiver è di 58,4 anni. Molti svolgono direttamente attività di accompagnamento, gestione della terapia, assistenza quotidiana e supporto alla socializzazione. Oltre il 61% degli intervistati dichiara inoltre di non poter contare su aiuti esterni alla famiglia.
Emergenze, sollievo e socializzazione tra i bisogni principali
La gestione delle emergenze rappresenta uno degli aspetti più delicati. Nel 34,2% dei casi le famiglie dichiarano di rivolgersi a servizi ad alta intensità come 112, ambulanza o pronto soccorso. Il 14% ricorre invece ai servizi sanitari territoriali e un altro 14% affronta direttamente la situazione all’interno del nucleo familiare.
Tra le necessità ancora non adeguatamente soddisfatte, il 21% delle risposte segnala il bisogno di maggiori opportunità di socializzazione per le persone con fragilità psichica. Ancora più alta, pari al 23%, è la richiesta di soluzioni temporanee di sollievo, percorsi diurni strutturati, opportunità residenziali e risposte legate al “dopo di noi”.
Si tratta di strumenti considerati utili soprattutto nei momenti in cui il caregiver non riesce a garantire l’assistenza abituale per problemi di salute, ricoveri o altri impegni non rinviabili.
Quasi un caregiver su due non conosce le risorse disponibili
L’indagine ha evidenziato anche una difficoltà nell’accesso alle informazioni. Su 165 partecipanti, 90 caregiver, pari al 55%, dichiarano di conoscere almeno un’associazione o una realtà territoriale di supporto. Al contrario, 74 persone, cioè il 45%, affermano di non sapere a chi rivolgersi nei momenti di difficoltà.
Tra chi frequenta associazioni e servizi, il supporto maggiormente riconosciuto riguarda ascolto, sostegno e condivisione, indicato dal 33,7% degli intervistati. Seguono orientamento e informazioni con il 19,2%, supporto clinico o psicologico con il 15,4% e formazione e auto-mutuo-aiuto con il 12,5%.
Nel 32% dei nuclei familiari sono presenti inoltre altre persone che necessitano di assistenza per problemi di salute o necessità quotidiane, mentre nel 21% dei casi risultano già attivi ulteriori servizi.
Il tavolo prosegue con nuove proposte per famiglie e servizi
Tra le indicazioni raccolte, oltre il 21% riguarda la richiesta di rafforzare il supporto psicologico e psicoeducativo. Seguono una maggiore integrazione tra servizi e professionisti, segnalata dal 14,1%, e interventi di domiciliarità e sollievo, indicati dal 12,5%.
Parallelamente, il gruppo di lavoro ha avviato una mappatura delle risorse già presenti a Brescia per rendere più accessibili associazioni, servizi e opportunità rivolte alle persone con problemi di salute mentale e ai loro familiari.
Alla prima fase hanno partecipato, tra gli altri, Comune di Brescia, Asst Spedali Civili, Il Chiaro del Bosco, Alleanza Salute Mentale, Associazione Marco Cavallo, Cooperativa La Rondine, Cooperativa La Rete e Comunità Fraternità. Il tavolo continuerà ora il proprio lavoro utilizzando i dati raccolti come base per individuare possibili interventi e rafforzare le risposte rivolte ai caregiver.
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Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to