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In memoria di Giulio Regeni: a Brescia lo striscione resta, dieci anni dopo

10/02/2026

In memoria di Giulio Regeni: a Brescia lo striscione resta, dieci anni dopo

Sul lato di palazzo Loggia che guarda largo Formentone, a Brescia, torna a spiccare il grande striscione giallo dedicato a Giulio Regeni. È stato sostituito nei giorni scorsi grazie alla collaborazione tra il Comune di Brescia e il gruppo bresciano di Amnesty International, con il contributo determinante di un sostenitore privato che ha scelto di coprire integralmente i costi dell’intervento. Un gesto semplice solo in apparenza, che rinnova una presenza diventata negli anni un segno costante nello spazio pubblico cittadino.

Sono trascorsi dieci anni da quel febbraio in cui il corpo del giovane ricercatore friulano venne ritrovato senza vita sotto un ponte del Cairo. Un tempo lungo, che non ha però sciolto i nodi centrali della vicenda: gli indagati per il suo sequestro, le torture e l’uccisione non hanno mai affrontato un’aula di tribunale, lasciando aperta una ferita che riguarda non soltanto la famiglia Regeni, ma l’intero sistema dei diritti e delle garanzie internazionali.

Un segno pubblico che non accetta l’oblio

La decisione di mantenere lo striscione affisso su uno degli edifici simbolo della città non risponde a una logica commemorativa formale. Al contrario, rappresenta una presa di posizione esplicita: ricordare Giulio Regeni significa ribadire che la sua morte non appartiene al passato archiviato, ma a una vicenda ancora priva di una verità processuale riconosciuta.

Negli anni, lo striscione è diventato parte del paesaggio urbano, visibile a cittadini, visitatori, studenti, lavoratori. La sua presenza costante evita che il tempo attenui l’attenzione e richiama ogni giorno la richiesta di giustizia che accompagna il nome di Regeni. La sostituzione del telo, resa necessaria dall’usura, assume quindi un valore che va oltre la manutenzione: è la conferma di una scelta politica e civile che non intende arretrare.

Dieci anni senza giustizia: una responsabilità collettiva

A distanza di un decennio, l’assenza degli imputati davanti a un giudice resta uno degli elementi più inquietanti dell’intera vicenda. Il caso Regeni continua a interrogare il rapporto tra Stati, la tutela dei diritti fondamentali e il ruolo delle istituzioni nel pretendere collaborazione e trasparenza. In questo contesto, l’impegno delle amministrazioni locali e delle organizzazioni per i diritti umani assume un significato preciso: mantenere alta l’attenzione quando il rischio maggiore è l’assuefazione.

Il contributo del sostenitore privato che ha reso possibile la sostituzione dello striscione si inserisce in questa stessa linea di responsabilità diffusa, dimostrando come la memoria e la richiesta di verità non siano appannaggio esclusivo delle istituzioni, ma possano essere sostenute anche da singoli cittadini.

Lo striscione su palazzo Loggia resta così un messaggio chiaro, affidato allo spazio pubblico: Giulio Regeni non è un nome da ricordare solo nelle ricorrenze, ma una storia che continua a chiedere risposte.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.