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Chiari, liquami nei campi: Legambiente chiede interventi sulla filiera

30/09/2026

Chiari, liquami nei campi: Legambiente chiede interventi sulla filiera

Il sequestro preventivo di un impianto di biogas a Chiari, in provincia di Brescia, riporta al centro dell’attenzione la gestione dei liquami prodotti dalla filiera agrozootecnica lombarda. Secondo quanto riferito da Legambiente Lombardia, l’inchiesta riguarda lo spandimento nei campi di effluenti che avrebbero presentato un contenuto di azoto molto superiore ai livelli consentiti o compatibili con il fabbisogno delle coltivazioni. Le eventuali responsabilità penali dei gestori dovranno essere accertate dalla magistratura, mentre l’associazione ambientalista invita a esaminare anche le condizioni strutturali nelle quali operano allevamenti e impianti di trattamento.

Legambiente: accertare le responsabilità e intervenire sulla filiera

La posizione dell’associazione parte dal procedimento giudiziario, ma allarga l’analisi al modello produttivo della pianura lombarda. Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia, sostiene che l’elevata concentrazione di animali allevati sul territorio abbia prodotto una pressione crescente sulla gestione delle deiezioni e sulla disponibilità di superfici agricole nelle quali distribuirle.

Legambiente considera positivamente gli accertamenti giudiziari avviati sul caso di Chiari, chiedendo però parallelamente politiche in grado di riportare l’intera filiera agrozootecnica entro parametri ambientali sostenibili. Il problema indicato dall’associazione riguarda soprattutto il rapporto tra quantità di effluenti prodotti dagli allevamenti e capacità dei terreni di assorbirne i nutrienti senza provocare effetti negativi sulle acque, sull’aria e sul clima.

Azoto utile alle colture, ma in eccesso diventa un inquinante

Al centro della vicenda c’è l’azoto contenuto nei liquami. Si tratta di un nutriente indispensabile alla crescita delle piante e largamente utilizzato in agricoltura attraverso i fertilizzanti. Proprio questa caratteristica rende particolarmente delicata la gestione delle deiezioni zootecniche: una quantità adeguata può contribuire alla fertilizzazione dei terreni, mentre dosi superiori alle necessità delle colture possono trasformarsi in una fonte di contaminazione.

L’azoto che non viene assorbito dalle piante può infatti convertirsi in diverse sostanze. I nitrati possono raggiungere le acque, l’ammoniaca contribuisce all’inquinamento atmosferico e l’ossido nitroso agisce come gas serra. La criticità, dunque, non dipende dalla presenza dell’elemento in sé, ma dalla quantità distribuita e dalla capacità dei terreni agricoli di utilizzarlo.

Il nodo della concentrazione degli allevamenti nella Pianura Padana

Secondo Legambiente Lombardia, il caso bresciano deve essere letto nel contesto della forte concentrazione di allevamenti intensivi nella Pianura Padana. Un numero elevato di capi comporta una produzione altrettanto consistente di deiezioni e, di conseguenza, di azoto da gestire. Quando le superfici agricole disponibili non sono sufficienti a ricevere tali quantitativi, aumenta il rischio di eccedenze e di utilizzi incompatibili con l’equilibrio dei terreni.

La questione riguarda anche gli impianti di biogas. Quando i liquami vengono trasferiti dagli allevamenti ai digestori per produrre energia, la gestione dell’azoto contenuto nel materiale trattato passa agli operatori degli impianti. Esistono tecnologie capaci di ridurne la concentrazione negli effluenti finali, ma la loro applicazione comporta costi aggiuntivi e procedure specifiche.

Il caso di Chiari e gli accertamenti sull’impianto di biogas

Nel procedimento relativo all’impianto di Chiari, secondo la ricostruzione riportata da Legambiente, tali soluzioni tecniche non sarebbero state adottate in misura adeguata. Saranno gli accertamenti degli investigatori e dell’autorità giudiziaria a stabilire la dinamica dei fatti, le quantità eventualmente distribuite nei terreni e le responsabilità dei soggetti coinvolti.

Per l’associazione ambientalista, il sequestro rappresenta quindi un episodio che pone nuovamente l’attenzione sulla gestione degli effluenti zootecnici nel Bresciano e in Lombardia, dove la densità degli allevamenti richiede controlli, capacità di trattamento e una programmazione delle attività agricole coerente con i limiti ambientali del territorio.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.