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Biennale, Stefani chiama in causa gli europarlamentari italiani

13/04/2026

Biennale, Stefani chiama in causa gli europarlamentari italiani

La Biennale di Venezia torna al centro del confronto politico e istituzionale, questa volta attraverso le parole del presidente della Regione Veneto Alberto Stefani, che sceglie di intervenire con toni netti sul rapporto tra cultura, libertà espressiva e pressioni provenienti dalle istituzioni europee. Nella sua presa di posizione, Stefani chiama direttamente in causa gli europarlamentari italiani, invitandoli a difendere quella che definisce la principale istituzione culturale del Paese da un atteggiamento che considera inaccettabile e lesivo della sua autonomia.

Il cuore del suo intervento riguarda il ruolo che la Biennale ha storicamente ricoperto nello scenario internazionale. Fondata nel 1895, l’istituzione veneziana viene richiamata come uno spazio che ha attraversato epoche, ideologie, sistemi politici e fratture storiche differenti, mantenendo la capacità di accogliere linguaggi artistici provenienti da contesti diversi. È proprio questa natura aperta e stratificata che, secondo Stefani, andrebbe oggi tutelata con particolare fermezza, soprattutto in una fase internazionale segnata da conflitti, tensioni e difficoltà evidenti sul piano della mediazione diplomatica.

La Biennale come luogo di confronto e libertà culturale

Nel suo ragionamento, Stefani collega la difesa della Biennale a una visione più ampia del ruolo dell’arte nella società contemporanea. In un contesto globale attraversato da violenze e divisioni, la cultura viene indicata come uno dei pochi spazi in grado di mantenere vivo il confronto, favorire l’ascolto reciproco e creare ponti dove la politica istituzionale fatica a trovare soluzioni. Per questa ragione, ogni tentativo di comprimere o condizionare il lavoro degli artisti viene letto come un arretramento non soltanto sul piano culturale, ma anche su quello civile.

Il presidente del Veneto richiama inoltre il rapporto con Pietrangelo Buttafuoco, del quale sottolinea indipendenza e coraggio nel difendere le ragioni dell’arte e della cultura. Il riferimento non è casuale, perché si inserisce in un discorso che ruota attorno all’autonomia delle istituzioni culturali e alla necessità di preservarne la libertà di azione da interferenze che rischiano di ridurne la funzione pubblica. La Biennale, in questa lettura, non deve essere interpretata come terreno da sorvegliare o contenere, ma come luogo in cui la pluralità delle espressioni artistiche conserva un valore essenziale.

L’appello agli europarlamentari e il significato politico dello scontro

La parte più esplicitamente politica dell’intervento arriva nel momento in cui Stefani si rivolge agli europarlamentari italiani, chiedendo loro di prendere posizione a difesa della Biennale. Il presidente regionale descrive l’atteggiamento di Bruxelles come una forma di ricatto e contesta con decisione l’idea che la risposta ai conflitti e alle tensioni internazionali possa tradursi in limitazioni che finiscono per colpire artisti o manifestazioni culturali.

Dietro questo passaggio si intravede una riflessione più ampia sul ruolo dell’Unione Europea nello scenario internazionale. Secondo Stefani, Bruxelles mostrerebbe una debolezza crescente sul piano della mediazione politica, mentre sarebbe più incline a intervenire in modo restrittivo su ambiti come cultura e sport. È una lettura fortemente critica, che attribuisce alla Biennale il valore di simbolo di una libertà da proteggere e che trasforma il caso veneziano in un terreno di confronto sul rapporto tra identità culturale nazionale e orientamenti europei.

Le parole conclusive del presidente del Veneto condensano l’intero senso della sua posizione: la pace, sostiene, non può essere costruita attraverso la censura, così come la libertà non si difende limitandola. In questa prospettiva, la Biennale non rappresenta una questione da amministrare sotto pressione, ma uno spazio da preservare nella sua funzione più autentica, quella di offrire alla società un luogo di confronto aperto, complesso e irriducibile alle logiche del controllo politico.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.